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Numero 03/2016

Sezione formazione

Il ruolo della terapia occupazionale nel metodo Gentlecare: pianificare programmi ed attività per le persone con demenza all’interno di un ambiente accogliente.

Martina Artusi, Milano TO presso Nucleo Alzheimer, Istituto C. Golgi Abbiategrasso.

Yann Bertholom, Trento TO presso il Centro abilitativo: “Il paese di Oz” Anffas Trentino onlus e Presidente Società Tecnica/Scientifica Italiana di Terapia Occupazionale (SITO).

Sara Luise, Milano TO in libera professione presso Associazione A.qu.a Onlus di Milano.

 

 Remember always to keep your focus on occupation”. Fisher (OTIPM, 2009)



Dalle teorie epigenetiche agli interventi precoci per i Disturbi dello Spettro Autistico


Emanuela Contardo, Trento, Neuropsichiatra infantile, Dirigente medico presso l’U.O. 1 di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento. Lavora come neuropsichiatra presso l’ambulatorio di neuropsichiatria territoriale (Trento) e presso il Centro di Riferimento Provinciale per l’Autismo.


Vengono esposte alcune considerazioni rispetto ai Disturbi dello Spettro dell’Autismo con un focus sulle ultime informazioni che provengono dalla comunità scientifica e che riguardano la ricerca sulle cause di un disordine del neurosviluppo tanto impattante sulla qualità della vita degli individui. Ad oggi si studiano le condizioni che determinano e regolano la trasmissione del patrimonio genetico e l’attivazione dei geni necessari a formare e a far funzionare il nostro sistema nervoso. Se qualcosa “va storto” lo sviluppo è compromesso. Ne conseguono effetti a cascata che determinano alterazioni di carattere neurobiologico, anatomico e funzionale nello sviluppo del sistema nervoso, ed un differente funzionamento della mente, nella sua complessità e nella relazione con il mondo. Emerge, quindi, con chiarezza la necessità di intervenire precocemente proprio perché la stimolazione ambientale clinicamente guidata e tecnicamente appropriata secondo le caratteristiche individuali di ogni bambino a rischio, può condizionare in senso favorevole lo sviluppo e, sfruttando le caratteristiche di plasticità neuronale, ridisegnare l’intricata rete di connessioni neurologiche e sinaptiche.