Numero 03/2014

Sezione ricerca

Insegnanti ed educatori: due identità a confronto. Una applicazione del differenziale semantico per esplorare il rapporto tra identità e professione

Paolo Damianis, Cles (TN), psicologo, responsabile scientifico del Centro Ricerche Educative della Cooperativa Sociale GSH di Cles (TN). Coordinatore psicopedagogico di GSH.

Claudia Ruatti, Trento, laureata in Psicologia, collaboratrice del Centro Ricerche Educative della Cooperativa Sociale GSH di Cles (TN).

La rappresentazione del Sé professionale e gli stati emotivi associati sono una tematica molto complessa con forti ripercussioni sia a livello lavorativo che personale. In questa ricerca abbiamo voluto approfondire le differenze nella rappresentazione di Sé (in termini emozionali) di due categorie professionali, quella dell’insegnante e quella dell’educatore. Il metodo utilizzato è stato il differenziale semantico di Osgood: una scheda di autovalutazione è stata somministrata a 35 insegnanti e a 30 educatori al fine di rilevare gli atteggiamenti emozionali in relazione a tre dimensioni (attività, valutazione, potenza). I risultati hanno fatto emergere differenze significative per quanto riguarda la percezione di in queste due figure professionali. In particolare gli insegnanti si percepiscono più dominanti-direttivi rispetto agli educatori che si percepiscono come più materni-ricettivi (potenza), hanno tuttavia livelli di autostima significativamente inferiori (valutazione) e si percepiscono significativamente meno vivaci, flessibili e vitali rispetto agli educatori (attività). Questi risultati confermano alcuni dati già presenti in letteratura, che sottolineano come due figure professionali così simili per alcuni aspetti si differenziano in modo sostanziale in relazione alla rappresentazione del professionale. In particolare il metodo utilizzato permette di approfondire dinamiche emozionali rilevanti, che possono dare spunti di riflessione importanti per lavorare su eventuali fattori protettivi nell’ambito di strategie finalizzate (per esempio) alla prevenzione del burn-out. (Centro Ricerche Educative – Coop. Soc. GSH – Cles – TN).


La sfida dell’Appropriatezza tra bisogni e servizi: Case study di applicazione della Support Intensity Scale (SIS)

Tiziano Gomiero, Belluno, pedagogista, Coordinatore gruppo Psico-Pedagogico e Progetto DAD©  (Down Alzheimer Dementia) di ANFFAS Trentino Onlus


Elisa De Bastiani, Riva del Garda (TN), pedagogista clinica e laureata in psicologia, referente di numerose strutture diurne e residenziali per la Disabilità Intellettiva in diversi compren- sori della provincia di Trento, membro del progetto DAD©  (Down Alzheimer Dementia) di ANFFAS Trentino Onlus.


Marangoni Annachiara, Trento, pedagogista clinica e infermiera, referente di alcune strutture diurne, degli Interventi Educativi Domiciliari e dell’area dell’autismo, membro del progetto DAD (Down Alzheimer Dementia) per ANFFAS Trentino Onlus.


Elisabeth Weger, Trento, psicologa, referente di alcune strutture residenziali per la Disabilità Intellettiva di ANFFAS Trentino Onlus.


Federica Cavallotti, Cremona, educatore professionale, coordinatore di tredici strutture residenziali e semiresidenziali per la Disabilità Intellettiva per la città di Trento e coordinatore organizzativo per la struttura Riabilitativa/Abilitativa “Paese di Oz” per la città di Trento di ANFFAS Trentino Onlus.


Lisa Moscardi, Trento, educatore professionale, coordinatore di tredici strutture residenziali e semiresidenziali per la Disabilità Intellettiva per la città di Trento e coordinatore organizzativo per la struttura Riabilitativa/Abilitativa “Paese di Oz” per la città di Trento di ANFFAS Trentino Onlus.


Menegatti Tiziana, Trento, assistente sociale, referente per il servizio di assistenza sociale e servizio SAI di Anffas Trentino Onlus - membro del direttivo dell’Associazione  Comitato per l’Amministratore di sostegno in Trentino.

I costi socio-sanitari nel loro complesso (con diversi mix tra pubblico e privato) sono in continuo aumento e impongono una forte responsabilità a tutti i livelli di governo implicati nel declinare le disposizioni in materia socio-sanitaria in beni-servizio dotati delle risorse necessarie. Rispetto alla popolazione generale le persone con disabilità intellettiva hanno una più alta comorbilità e tassi più elevati di bisogni socio-sanitari, con maggiore difficoltà a trovare e ottenere servizi appropriati. Sono, quindi, indispensabili interventi organizzativi per riconfigurare le modalità di erogazione e la qualità dei servizi di “care”. Al momento mancano studi focalizzati sull’organizzazione dei servizi a favore delle persone con Disabilità Intellettiva (DI), fatto salvo di pochi studi di interventi organizzativi mirati ai bisogni di salute mentale, i cui risultati richiedono ulteriori conferme. Nelle pagine seguenti presentiamo un Case study che riguarda un primo passo per una di- versa progettazione di alcuni servizi residenziali attraverso la Support Intensity Scale. Tale strumento è già ampiamente adottato in diversi stati USA e inserito nelle procedure valutative per l’erogazione di finanziamenti sociali e sussidi economici, mentre in Italia risulta l’unico strumento validato in questo panorama di ricerca