Numero 03/2012

Sezione formazione

 
Il ruolo dell’autobiografia nella disabilità

 

Erica Baldi, Cecina (LI), educatrice professionale. Il suo studio sulle autobiografie nasce dal lavoro come educatrice domiciliare, nel quale si è resa conto di come spesso le persone autistiche vengono giudicate dalla “copertina” cioè dai comportamenti, dalle reazioni che hanno e non per quello che sono. Le autobiografie la hanno, quindi, aiutata ad avere una visione più globale di questi soggetti “unici”, così da potersi avvicinare sempre più alla loro realtà.

 

La scrittura autobiografica rende possibile la costruzione di un ponte tra l’individuo in difficoltà e il resto della società; tale mezzo può far capire le difficoltà oggettive di queste persone, l’origine di tanti comportamenti ritenuti “bizzarri” e forse aprire uno spazio d’incontro dove poter annullare pregiudizi, stereotipi, paure, lasciando spazio solo alla conoscenza.

 

 

 

Il doppio disagio, essere migranti diversabili. Verso l’inclusione sociale

 

Chiara Biraghi, Assistente Sociale, laureata presso l’Università degli Studi Torino con Tesi dal titolo: “I soggetti «mancanti» della società. La diversità come valore e principio nella prospettiva interculturale”. Ha esperienza nel campo della disabilità, dell’immigrazione, dell’infanzia e della psichiatria. Scrive periodicamente sul blog personale: http://pensierisocialidichiarabiraghi.blogspot.it/

 

A partire dalla prospettiva interculturale, che ha di base lo scambio fondato sulle reciproche differenze, è possibile analizzare due fenomeni, spesso, esaminati singolarmente: la diversabilità e l’immigrazione. La consapevolezza dell’esistenza di questo doppio disagio deve essere la spinta per la costruzione di una società volta all’inclusione sociale, anche attraverso servizi in grado di gestire la complessità di queste difficoltà sociali.