Numero 03/2012

Sezione contributi famigliari e lavoro con la famiglia

 
Relazione fraterna e disabilità

 

Elisa Parigi, Livorno, psicologa, si è laureata in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Firenze e perfezionata in Psicologia forense presso l’Università degli Studi di Genova. Durante gli anni di studio lavora come assistente presso un centro di ippoterapia e fa volontariato all’Associazione Italiana Persone Down, maturando diverse esperienze nell’ambito della salute mentale. Attualmente frequenta un corso per Tutor pomeridiano per ragazzi D.S.A. gestito dall’Associazione Italiana Dislessia presso il Centro di Documentazione di Cecina.

 

Il rapporto tra fratelli è una componente centrale nella vita dell’individuo, si iscrive in una relazione che è per sua natura paritaria e affonda le sue radici nella condivisione di uno stesso patrimonio genetico, familiare e culturale. Anche in presenza di un fratello disabile tale relazione è di grande importanza e influenza lo sviluppo di entrambi. Solo recentemente (anni ’60) gli studiosi hanno scoperto l’apporto che la relazione coi propri fratelli e sorelle esercita sullo sviluppo del bambino. Le prime ricerche sulla relazione fraterna di cui un soggetto è portatore di handicap sono ancora più recenti e risalgono agli anni ’80. Scopo di questo lavoro, attraverso una revisione della letteratura ed un’indagine esplorativa su un campione con fratelli disabili e non, è quello di approfondire sia il tema delle relazione fraterne, argomento ancora poco trattato (di solito quando si parla delle relazioni familiari si parla del rapporto tra bambino e madre) e su cui troviamo, in letteratura, dati spesso contraddittori, che quello delle eventuali differenze esistenti tra la relazione con un fratello normodotato e quella con un fratello disabile.