Numero 03/2011

Sezione formazione

 Gioco e tempo libero nel bambino con disabilità

Paola Molteni, Milano, Educatrice e dottoranda in Pedagogia (Education) presso l’Università Cattolica di Milano. Da alcuni anni collabora a Milano con l’associazione ONLUS L’Abilità e con altre realtà educative che si occupano di disabilità. Per due anni ha lavorato come residential specialist presso l’Anderson Center for Autism di New York.

Chi di noi non ha mai giocato? Chi non ha mai apprezzato la bellezza di un semplice disegno o di una costruzione? Chi non ha mai riso insieme al compagno di divertimenti? Forse per alcuni la risposta a queste domande sembra scontata, eppure non lo è affatto! Per la maggior parte delle persone il gioco è stato, ed è ancora, uno dei momenti più piacevoli di incontro e dialogo con gli altri, con gli amici, i figli, i genitori ed anche nell’età adulta il gioco rimane una delle occasioni di piacere e di benessere fondamentali per la persona. Per il bambino con disabilità l’incontro con il gioco è spesso l’incontro con il limite: i giochi sono “difficili”, non accessibili, non è in grado si svolgerli con i compagni, gli amici e i famigliari. Questo limite può diventare, però, il punto di partenza (e non di arrivo) per strutturare una nuova dimensione di qualità della vita e di benessere durante il tempo libero e per tutta la vita del bambino con disabilità.

 

Innov-abile: Tecnologia e innovazione per la disabilità

Eleonora Galbiati, Roma, laureata in Scienze della comunicazione sociale e istituzionale con una tesi dal titolo “Innov-abile. Tecnologie e Innovazione per la disabilità”, da cui è tratto il seguente articolo, frutto del lavoro di analisi e approfondimento maturato nell’ambito della partecipazione al gruppo di ricerca “Disabilità e comunicazione”, istituito presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Può la tecnologia contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità?A partire da questa domanda, questo articolo si interroga sul ruolo che le tecnologie assistive, o ausili per la disabilità, possono assumere nel contesto contemporaneo per prevenire le complicanze o l’aggravarsi di una disabilità e per ridurre sensibilmente l’handicap, intendendo con questo termine lo svantaggio sociale che si determina quando non tutti sono messi nelle stesse condizioni di compiere anche le più semplici azioni della vita quotidiana (ad esempio muoversi, lavorare, studiare, comunicare, interagire con il mondo circostante). Le tecnologie, infatti, possono facilitare la vita a tutti, ampliando le opportunità di scelta e di controllo. Alle persone con disabilità, tuttavia, esse offrono qualcosa in più: possono consentire lo svolgimento di attività altrimenti impossibili (o comunque difficilmente praticabili), e di compiere queste azioni in maniera più sicura, più veloce e più efficace. Ciò contribuisce ad attenuare lo squilibrio esistente all’interno della società tra coloro che vengono definiti “abili”, cioè coloro che non incontrano difficoltà nell’esercizio delle proprie funzioni, e i cosiddetti “dis-abili”, che invece affrontano quotidianamente queste difficoltà. Ad emergere in questo lavoro è l’immagine di individui “innov-abili”, cioè individui che, grazie alle opportunità offerte dalle tecnologie, riescono a rafforzare le proprie capacità e competenze, a migliorare la propria autonomia e a riacquisire un controllo sulla propria vita.