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Numero 03/2009

Sezione formazione

L’approccio narrativo in pedagogia speciale

Umberto Dallocchio, Gremiasco(AL), Insegnante specializzato, Pedagogista e Formatore.

In insegnanti ed educatori si va affermando la convinzione della necessità di uscire dai rigidi confini dell’educazione formale fondata sulla trasmissione dei contenuti e sul programma da completare ad ogni costo, per ricercare nuovi strumenti e metodi educativi in grado di favorire lo sviluppo dell’identità e dell’autonomia personale e la soddisfazione dei bisogni speciali. La narrazione rientra tra gli strumenti di analisi qualitativa e consente proposte pedagogiche concrete nel contesto dell’autonomia scolastica. La persona con bisogni speciali deve poter fare buone esperienze, a scuola e nell’extrascuola e, attraverso esse, diventare consapevole del processo educativo. Attraverso la narrazione l’uomo, nella sua storia, può costruire e/o ricostruire la propria identità attraverso l’attribuzione di senso alla proprie esperienze di vita fino, in alcuni casi, a ricomporre la sua stessa esistenza. Nel presente contributo si propone un’analisi delle diverse potenziali applicazioni dell’approccio narrativo nelle relazioni d’aiuto.

 

Progetto di prevenzione alla sindrome da burnout in un’azienda ospedaliera

Cristina Magrini, Mestre-Venezia, (1961-2009), Caposala Didattica in Chirurgia, Neurologia, Dermatologia ASL Veneziana, Regione Veneto. Master in Gestalt Counseling - A.S.P.I.C., della European Association for Counseling (EAC) e della British Association for Counseling (BAC).

Viene affrontata la sindrome del burnout che oggi sta raggiungendo proporzioni epidemiche tra i lavoratori dei paesi occidentali a tecnologia avanzata. Questo, viene evidenziato, non significa che qualcosa nelle persone non funziona più ma, piuttosto, che si sono verificati cambiamenti sostanziali sia nei posti di lavoro che nel mondo in cui si lavora.  Viene proposto il ruolo e l’esperienza di counseling, che con la sua caratteristica di essere una relazione d’aiuto centrata sulla persona ben si colloca nell’applicazione di un progetto; il burnout in azienda c’è, non viene valutato, spesso non viene proprio riconosciuto.  L’esigenza conseguente a ciò dovrebbe essere quella di rendere prioritario il benessere delle risorse umane all’interno dell’azienda, fondamentale per tendere ad una buona capacità produttiva. Le tecniche rogersiane come l’ascolto attivo, l’accettazione incondizionata, la comprensione empatica, la congruenza, danno già un profondo significato all’esistenza del counseling. Nello specifico l’approccio di counseling previsto nel progetto, qui esposto, può avvalersi di tecniche rogersiane nella prima fase e durante tutto il percorso, al fine di creare e mantenere una relazione d’aiuto basata sull’autenticità.

 

Assistere educando

Oscar Zuccatti, Isera (TN), laureato in Sociologia presso l’Università degli studi di Trento, Assistente Educatore, dopo aver lavorato per diversi anni presso una comunità alloggio di Anffas Trentino Onlus ora ricopre il ruolo di coordinatore dei progetti presso il Centro Residenziale della Coop. Soc. Villa Maria.

La complessità dell’attività di assistenza educativa nell’ambito dell’handicap ha molte radici, in questo articolo mi premeva offrire una riflessione sulle difficoltà che un operatore affronta quotidianamente nella relazione con la persona disabile intellettiva e fisica. Difficoltà che nascono dal doversi ridisegnare in continuazione fra i due compiti che principalmente lo vedono protagonista nel suo agire quotidiano, che sono appunto il rispondere al bisogno di assistenza di base, accudimento, e a quello educativo e di stimolo delle varie abilità possedute dalla persona della quale deve avere cura.