Numero 03/2008

Sezione esperienze

Teatro e disagio psichico

Simona Bracaloni, nel 2001 si laurea con lode al DAMS, Università di Roma Tre, indirizzo teatro, con la tesi “Teatro e disagio psichico”, interesse nato nel corso del Progetto Erasmus, svolto nel 1998, per una visita con l’università a Digione in un centro diurno per disagiati. Nel 2002 svolge un tirocinio amministrativo alla Commissione Europea a Lussemburgo, in seguito si trasferisce a Madrid, dove lavora al Ministero spagnolo di cultura fino al 2007. Attualmente vive a Bologna e lavora come interprete e traduttrice.

Un progressivo ampliamento dei confini dell’arte teatrale ha portato, a partire dagli anni Sessanta, ad un avvicinamento di teatro e società. In seguito alla nascita dell’animazione teatrale, del teatro politico, dell’antropologia teatrale, uno fra i percorsi che si sono sviluppati è stato quello di un teatro sempre più attento a categorie sociali considerate disagiate, svantaggiate, a rischio. Negli ultimi anni del Novecento abbiamo quindi assistito a esperienze che appartengono, sì, a un ambito artistico, ma evocano necessariamente anche un contesto sociale: pensiamo, ad esempio, agli spettacoli in cui sono presenti carcerati, tossicodipendenti o disabili. Ora, il nuovo rapporto che si è creato ha a sua volta seguito due diverse strade: da un lato abbiamo il teatro per i disagiati, vale a dire rappresentazioni all’interno di reparti ospedalieri, prigioni o altri luoghi simili, mentre, dall’altro lato, troviamo il teatro con i disagiati. E’ proprio quest’ultimo caso che appare particolarmente interessante, visto il numero di produzioni artisticamente apprezzabili.



Lo sviluppo delle autonomie nelle persone con Sindrome di Down: oltre il pregiudizio

Serena Principia, Roma, Educatore Professionale, ha frequentato numerosi corsi di aggiornamento ed approfondimento organizzati dall’AIPD nel territorio di Roma.

Nei confronti della disabilità e, nello specifico di questo contesto, nei confronti della Sindrome di Down, sono tanti i pregiudizi e i muri che ostacolano la relazione con la diversità, rendendo difficile il riconoscimento della persona al di là della disabilità con tutte le sue possibilità e potenzialità. Quanto il pregiudizio limita il percorso evolutivo nella disabilità? Quali sono le prospettive educative possibili per una persona con Sindrome di Down? Di fronte a questo interrogativo si contrappone l’ottica innovativa dell’autonomia che, con percorsi e progetti educativi adeguati alle reali possibilità delle persone, riconosce ad ognuno la possibilità di crescere, di affermarsi come individuo rompendo gli schemi del pregiudizio.  La realtà del centro diurno La Gabbianella è un esempio di come si riescano a raccordare limiti e potenzialità della Sindrome di Down, grazie a stili educativi e linee progettuali tipiche dei progetti per l’autonomia.



Lo sguardo di Andrea: riflessioni sull’esperienza educativa in un centro diurno

Nunzia Tirino, laureata in Lettere e Filosofia, assistente-educatore, Pedagogista Clinica.

Dipingendo alcuni schizzi del percorso educativo svolto si intende proporre alcuni elementi di riflessione relativi all’intensità della relazione tra operatore e utente, così come alla rilevanza di alcuni fattori chiave nell’intervento educativo, quali la continuità, l’accuratezza dell’osservazione e la coerenza e la condivisione nel lavoro di équipe.