Numero 03/2007

Numero 03/2007 - completo

Editoriale

Un forte richiamo, espresso – questo è il nostro sentore – da più parti sul territorio nazionale e all’estero, sembra riguardare un’ottica di orientamento al pragmatismo: ciò si sviluppa in attività di ricerca sperimentale, specie su metodologie, in pressioni esercitate sulle macroteorie connotandone i derivati in teoria della tecnica, in tentativi di affinamento nosografico come più accurato e sofisticato avvicinamento all’utente e alla sua soggettività; su questo indirizzo, si riscontra ancora l’interesse verso la teoria delle organizzazioni sociali per una più profonda comprensione dei fenomeni che regolano la vita dei contesti di accoglienza, analizzandone la struttura (gruppale, istituzionale, del codice di funzionamento, ecc.); inoltre, si assiste al tentativo di orientare il livello inter-istituzionale in reti sociali – di ingegneria sociale come costruzione di processi – che spesso si appoggiano a luoghi di lavoro (tavoli di confronto) non più così autoreferenziali come un tempo ma più concreti e centrati sull’operatività.
In linea con il pragmatismo, inoltre, si vanno delineando nei Servizi per la disabilità psicofisica nuovi modelli per lo sviluppo della formazione interna, il cui grande sforzo in qualche misura “epistemologico” consiste nel poter essere ad un tempo esperienza formativa eclettica ma anche coesa, strutturata, sistematica; su questa linea crescono nuove figure professionali negli stessi Servizi, esperti di settore che offrono “al sociale” la loro competenza; ciò che un tempo era patrimonio esclusivo delle figure degli educatori, oggi si articola in nuove professionalità in grado di agire sul sistema di sovrastruttura rispetto all’utente (manager di rete, responsabile del procedimento, coordinatore della formazione, fund raiser, responsabile dell’area ricerca e sviluppo, risk manager, ecc.), figure vincolate all’efficacia sia contrattualmente sia nell’accordo con l’organizzazione; a loro viene chiesta capacità d’analisi ma poi, soprattutto, gestione e orientamento dei processi.
Un panorama di questo genere non prescinde certo dalla politica sociale indirizzata al contenimento dei costi e alla ottimizzazione delle risorse: riteniamo comunque di considerare tale elemento solo come uno dei fattori in gioco, un’ulteriore spinta alla razionalizzazione.
In realtà, tale visione relativa al pragmatismo porta il pensiero ad una responsabilità che è anche contingente e immediata: in tal senso, contrariamente alle abitudini fin qui adottate nell’editoriale, non ripercorreremo i singoli contributi, limitandoci ad una visione generale che li riassuma e li comprenda. Il richiamo a Wittgenstein di uno degli articoli ci ricorda che anche le parole seguono e determinano matrici di senso, costruzione e decostruzione della realtà: per questo motivo, la terminologia di questo numero di Spazi e Modelli descrive un mondo esperienziale, un laboratorio di attività consapevoli, un universo di pratiche quotidiane.
In tale contesto ci stiamo muovendo, insieme agli utenti e alle loro famiglie, in una irrinunciabile responsabilità del quotidiano che spinge a rendere attuale ogni ragionamento, ossia non lo può procrastinare troppo: un pensiero relativo agli strumenti, alle azioni attente e consapevoli in quanto ora il nostro intervento è con queste persone – spesso viste crescere e invecchiare - e non con la rappresentazione della disabilità psicofisica che pure, in parte, le descrive.