Numero 03/2006

Numero 03/2006 - completo

Sezione ricerca

I Centri Educativi Occupazionali Diurni che si avvalgono della supervisione. Prime considerazioni in merito ad un’indagine conoscitiva pilota
Mariagrazia Capitanio, Mestre (VE), Psicologa, membro associato della Società Psicoanalitica Italiana, dal 1994 opera presso un CEOD ed una Casa Alloggio per adulti con disabilità mentale in qualità di responsabile clinica e svolge attività clinica e di supervisione.
Elisabetta Falcetti, Padova, Psicologa, Specializzazione conseguita presso la Scuola di Psicologia del Ciclo di Vita dell’Università degli Studi di Padova.

Lo scopo della ricerca pilota svolta tramite un’intervista semistrutturata era quello di approfondire la conoscenza dei CEOD che si avvalgono della supervisione relativamente a: l’assetto interno di ogni centro, gli obiettivi prefissati, la modalità ed i contenuti della supervisione. Tutti i centri oggetto d’indagine hanno come obiettivo principale il mantenimento e il potenziamento delle capacità ed abilità residue dell’ospite il quale viene considerato come una “persona con cui” lavorare e non “su cui” lavorare, una persona che, per quanto possibile, viene coinvolta nel progettare una parte del proprio percorso di vita. A tal fine per tutti i centri è fondamentale il rapporto di collaborazione formale ed informale con le famiglie.
Tutti i centri, inoltre, hanno ritenuto opportuno (partendo dall’esperienza lavorativa degli operatori, da corsi di aggiornamento, da letture specifiche, dalla supervisione) costruire – tramite un continuo e costante lavoro – strumenti originali e agevoli per valutare le risorse degli ospiti al fine di definire i Programmi Educativi Individualizzati. Tali strumenti, a volte affiancati da altri già collaudati, in linea di massima indagano aree simili: l’area cognitiva, occupazionale, affettiva, relazionale, motoria, l’area della comunicazione e dell’autonomia.
Per quanto riguarda la supervisione, l’obiettivo “prevenire il burn–out” non appare tra quelli prioritari. Pensiamo, tuttavia, che la richiesta di supervisione sia implicitamente anche una richiesta di prevenzione in tal senso. La supervisione, strutturandosi come un importante contenitore delle angosce, viene vissuta come un momento indispensabile di confronto e di condivisione tra operatori, facilitando, così, la costituzione di un gruppo di lavoro coeso che possa essere di supporto per il singolo e per la struttura ed in cui i partecipanti possano essere aiutati a pensare e a progettare interventi educativi adeguati partendo da una maggiore comprensione del caso in questione, delle difficoltà rispetto ad esso, delle risorse di ogni singola équipe educativa.