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Numero 03/2005

Numero 03/2005 - completo

Editoriale del direttore dott. Luca Degasperi

Spazi e modelli completa le pubblicazioni 2005 con un deciso sbilanciamento, negli argomenti proposti, verso esperienze correlate – per implicazioni di metodo e di contenuto rispetto al settore della disabilità psicofisica.
Risulta spesso utile, infatti, poter attuare verifiche e confronti di standard e di modello rispetto ad esperienze in ambiti limitrofi nelle quali possono comunque emergere significative analisi di approccio alla pluriminorazione o alla non autosufficienza, lasciando poi alla riflessione del tecnico o dell’operatore il compito di una contestualizzazione appropriata.
In tale chiave di lettura proponiamo quindi il contributo di Scrinzi e Imperadore, considerando l’eventualità di sviluppare metodologie di intervento con utenti post-traumatizzati: in tali casi l’attivazione educativa deve potersi misurare con le caratteristiche del danno cerebrale e con le peculiarità funzionali derivate.
L’articolo proposto, quindi, coniuga i due versanti proponendo una configurazione di modello: la lettura diviene interessante considerando inoltre il fatto che, nella distribuzione dei servizi erogati, spesso l’ambito sanitario ricorre alle strutture per disabili per la riabilitazione estensiva.
Un secondo contributo proposto, secondo le intenzioni di cui sopra, investe con ampiezza di contenuti e di riflessioni il tema della residenzialità per anziani non autosufficienti: Patrizia Taccani, nel suo articolo, apre la trattazione con Goffman e la chiude con Jaques riuscendo quindi, tra due emblemi del pensiero scientifico attorno alle vicende istituzionali, ad occuparsi della qualità delle relazioni e del benessere nei contesti di accoglienza attraverso una vasta analisi dei fattori in gioco.
Si propone poi, nella sezione esperienze, il secondo contributo di Rigo rispetto ad un intervento di attivazione di comunità: la prima parte, già pubblicata sulla rivista nella primavera di quest’anno (n.1 – 2005), definiva le modalità utilizzate in riferimento all’obiettivo di integrazione di una comunità per disabili, rimandando alla seconda parte per la verifica dei risultati ottenuti. Il taglio critico e l’esposizione dei punti di difficoltà permettono comunque di evidenziare lo sviluppo di una progettualità a sfondo comunitario e sociale che ha consentito un significativo cambiamento di vita per gli utenti coinvolti anche attraverso la partecipazione del “microterritorio” attorno al nucleo residenziale.
Ritornando alla sezione formazione, sia l’articolo di Bottura sia quello di Bisoffi, Casatta, de Matthaeis e Longhi affrontano temi di portata generale, avvicinabili alle necessità di ogni servizio: nel primo caso attraverso una vasta e puntuale rassegna dei modelli formativi e delle peculiarità degli stessi in merito ai contesti di intervento. Nel secondo caso sviluppando un’analisi delle possibili strutture organizzative funzionali alla governance, al coordinamento, alla gestione generale di servizi alla persona.
In entrambi i casi, pertanto, proponendo riflessioni attorno ad elementi fondanti il cd. “pensiero istituzionale”, ossia le linee di approccio auto-osservazionale (processi formativi, cambiamento, aderenze ai bisogni, flessibilità, ecc.) che le organizzazioni possono perseguire.
L’ultima sezione, rivolta come di consueto all’espressione delle istanze familiari, propone un contributo di Lagati nell’ambito dei deficit uditivi.
L’articolo proposto non contiene l’impianto di una ricerca vera e propria, non ponendosi obiettivi rispetto all’elaborazione del materiale di documentazione, ma riporta direttamente i pareri delle famiglie rispetto all’utilizzo degli impianti cocleari.
In tal modo i contenuti rispecchiano la vera natura della sezione offrendo alle famiglie una possibilità di comunicazione diretta e di commento rispetto ad esiti e ad efficacia di tale metodologia.
Come sempre, pertanto, auguriamo una buona lettura.