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Numero 02/2015

Sezione ricerca

Fratelli sani di bambini autistici. Possibili indicatori di rischio di evoluzione socio-psicologica

 

Luca Chioccarello, Vicenza, si è laureato in Scienze dell’educazione nel novembre del 2005. Da allora ha sempre lavorato nell’ambito della disabilità adulta e non, sia in struttura che a domicilio e sul territorio. Con il tempo si è specializzato nell’ambito dell’autismo e negli inserimenti occupazionali volti a forme lievi di disabilità, collaborando con diverse realtà del territorio vicentino.

 

 

Il disturbo autistico, anche nelle sue forme più lievi, porta la famiglia a cambiare il suo modo di vita per adattarlo alle esigenze del bambino autistico, comportando spesso, a lungo andare, un elevato stress non solo sui genitori, ma su tutti i componenti del nucleo familiare.

Questo si ripercuote soprattutto sugli altri figli i quali, per le elevate attenzioni delle quali necessita la persona autistica, sono talvolta oggetto di poche attenzioni da parte dei genitori e possono vivere la situazione familiare con un certo disagio. Questa consapevolezza e queste premesse mi hanno spinto a svolgere un’indagine, selezionando un campione di sette coppie di fratelli tra le famiglie di Vicenza che frequentano il Centro Spazio Autismo (VI) nel quale ho svolto il tirocinio; il campione ha un’età compresa tra i 6 e i 14 anni, di cui 5 di sesso maschile e 2 di sesso femminile.

La scala di valutazione utilizzata è la CBCL 4-18 (Child Behaviour Check List), un questio- nario self-report elaborato da T. M. Achenbach allo scopo di indagare le competenze ed i disturbi del comportamento in soggetti di età compresa tra i 4 e i 18 anni. Il questionario è composto da due scale: la “Scala delle Competenze” e la “Scala dei Problemi”, a loro volta suddivise in sub-scale. È importante chiarire che le sub-scale non possono essere interpre- tate come categorie diagnostiche, ma permettono di individuare dei nuclei problematici nel comportamento e nelle competenze del ragazzo; fattori di rischio dai quali partire per un eventuale approfondimento clinico.

Desidero, infine, precisare che i risultati non sono generalizzabili all’intera popolazione di famiglie autistiche, data l’esiguità del campione analizzato ed il fatto di aver scelto a priori gli elementi rappresentativi del campione.