Numero 02/2010

Sezione formazione

 

Edificio, quartiere, città: lo spazio architettonico e urbano come elemento primario di stimolazione attiva dei soggetti con disabilità psicomotorie

 

Michele Sbrissa, Castelfranco Veneto (TV), architetto e dottorando in Urbanistica presso l’Università IUAV di Venezia. Con l’Associazione Fram_menti, di cui è socio fondatore, collabora con enti, pubbliche amministrazioni, istituti di ricerca, in Italia e all’estero, nella stesura ed esecuzione di progetti di varia scala che cercano di interagire in modo attivo con l’utente finale; nel 2008 vince un concorso nazionale per la realizzazione di un centro residenziale per disabili e anziani. Cura una rubrica sul tema dell’accessibilità e fruibilità all’interno del portale www.disabili.com.

 

Anna Agostini, Castelfranco Veneto (TV), architetto e dottoranda in Architettura e Urbanistica presso l’Università IUAV di Venezia. Specializzata in progettazione urbana sostenibile e partecipata; è socio fondatore e referente per le tematiche sopra citate dell’Associazione Fram_menti. Si occupa dal 2007, per conto del settore E-Democracy del Consiglio Regionale Veneto, di attività di sperimentazione sulle pratiche di partecipazione urbana. Si occupa dal 2008, in collaborazione con diversi enti e università, di pianificazione urbana sostenibile e partecipata all’interno di progetti di cooperazione allo sviluppo.

 

Lo scopo di questo scritto, dopo numerosi tentativi di fornire una visione specifica su questioni specifiche, rispetto alle tematiche che stanno al centro del lavoro di questa rivista, ha progressivamente virato verso ciò che ritengo veramente cruciale indagare rispetto ai temi della pratica progettuale (architettonica e urbana) rivolta a soggetti con disabilità psicomotorie, ovvero la facile e continua banalizzazione dell’atteggiamento creativo, all’interno della sfera dell’espletamento normativo, che seppur fondamentale e necessario, costituisce oggi il primo (spesso il solo) vero indicatore di qualità per progettisti e committenti (in particolare pubblici) rispetto ad opere che devono soddisfare utenze con disabilità di vario grado. Dopo una introduzione concettuale ed un avvicinamento a casi specifici attraverso alcune riflessioni puntuali, verranno proposti due esempi: il primo inerente il progetto per un centro di riabilitazione per disabili ipovedenti, il secondo riferito al progetto di una unità di degenza assistita per soggetti affetti dal morbo di Alzheimer.