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Numero 02/2008

Sezione ricerca

La ‘terapia’ con la Realtà Virtuale di soggetti affetti da Mild Cognitive Impairment e il Nachträglichkeit

Salvatore Capodieci,Venezia, Associazione Medici Psicoterapeuti.

Gabriele Optale, Venezia, Associazione Medici Psicoterapeuti; Psicosessuologia, Ospedale “Umberto I” di Mestre-Venezia, ASL 12.

Valentina Busato, Scorzè (VE), Consorzio Sociale CPS gestore Centro Servizi “Anni Sereni”.

Silvia Marin, Venezia, Associazione Medici Psicoterapeuti; Psicosessuologia, Ospedale “Umberto I” di Mestre-Venezia, ASL 12.

Adalberto Bordin, Scorzè (VE), Consorzio Sociale CPS gestore Centro Servizi “Anni Sereni”.

L'utilizzo della Realtà Virtuale (RV) trova sempre maggiori ed efficaci applicazioni nell’ambito riabilitativo; gli autori l’hanno utilizzata in uno studio per la riabilitazione cognitiva. Dodici persone con un’età media di 80 anni che vivevano in un Istituto (6 sperimentali e 6 controlli), affette da Mild Cognitive Impairment (MCI) sono state sottoposte, dopo consenso informato e valutazione neuropsicologica e testistica, ad un ciclo di Multimedia Memory Training per 3 mesi, tre volte alla settimana, seguito da esperienze di rinforzo ogni due settimane. Il Multimedia Memory Training consiste nella ripetizione di alcune esperienze acustiche seguite da altre immersive e interattive nella RV (utilizzando un casco immersivo e un joystick). Queste esperienze sono finalizzate a favorire la focalizzazione attentiva e l’interazione sensoriale. I risultati hanno evidenziato un miglioramento degli indici di declino cognitivo nel gruppo sperimentale, mantenutosi anche nel follow up. Non possiamo ancora trarre alcuna conclusione definitiva ma, anche se non sappiamo ancora se la realtà virtuale possa stimolare la neuroplaticità cerebrale, ipotizziamo che una terapia come il Multimedia Memory Training possa contribuire a stimolare un processo di riattivazione mnesica secondo il concetto freudiano di Nachträglichkeit. I pazienti che hanno effettuato la riabilitazione con la realtà virtuale prendono spunto da una sensazione o da un’immagine per ritrovare un ricordo infantile, un evento dimenticato o un vissuto rimasto non spiegato e immediatamente avvertono la necessità di parlarne con il terapeuta che li assiste durante l’esperienza immersiva. I casi clinici presentati dai ricercatori evidenziano, infatti, come l’esperienza immersiva favorisca un’attribuzione retrospettiva di significato ad un avvenimento della propria vita passata oppure una risignificazione di un’esperienza passata sulla base di associazioni libere insorte durante la seduta.



Autismo in età adulta: valutazione del modello della farm community

Paolo Orsi, Specializzando in Psichiatria, collabora con il Laboratorio Autismo del Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali - Sezione di Psichiatria - dell’Università degli Studi di Pavia.

Alessandro Pace, Psicologo, Dottorando di Ricerca e Docente di Terapia Cognitivo- Comportamentale presso l’Università degli Studi di Pavia. Membro del Laboratorio Autismo dell’Università degli Studi di Pavia.

Stefania Ucelli di Nemi, Psichiatra, Direttrice della R.S.D. “Cascina Rossago”, Fraz. S. Ponzo Semola, Ponte Nizza (PV); Ricercatore Confermato presso il Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali - Sezione di Psichiatria - dell’Università degli Studi di Pavia.

Francesco Barale, Psichiatra, Psicoanalista e Membro Ordinario con funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association; Direttore del Servizio di Psichiatria dell’IRCCS Policlinico S.Matteo di Pavia; Professore Ordinario di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali - Sezione di Psichiatria - dell’Università degli Studi di Pavia; Presidente della Fondazione Genitori per l’Autismo.

La grande carenza di conoscenze sull’evoluzione della patologia autistica in età adulta si manifesta innanzitutto nella quasi totale assenza di strutture residenziali studiate espressamente per l’adulto affetto da autismo, il quale è dunque destinato a vivere presso la famiglia di origine, oppure ad essere ricoverato all’interno di istituti per disabili mentali che non sono adatti alle peculiari caratteristiche cognitive ed adattive della malattia. La presente ricerca si è soffermata sull’analisi di una delle poche soluzioni ad hoc attualmente esistenti, quella della farm community; si tratta di un modello assistenziale che sfrutta l’ambiente rurale per la pianificazione e l’attuazione di progetti riabilitativi mirati. Si è voluto stabilire se il modello in esame possa influire positivamente sull’outcome a lungo termine dell’autistico adulto, tramite uno studio longitudinale con periodo di follow up di 48 mesi. Il campione, reclutato presso l’unica farm community italiana, è composto da 10 soggetti adulti affetti da autismo e da ritardo mentale; per la valutazione è stato scelto il costrutto del comportamento adattivo, rilevato mediante la somministrazione delle Scale Vineland. L’analisi statistica (paired sample t test) ha mostrato differenze significative tra T1 e T2 relativamente alla Scala Composta, alla Comunicazione, alla Socializzazione; tali risultati suggeriscono che l’ambiente di vita della farm community possa produrre un effetto positivo sul comportamento adattivo, soprattutto in quelle aree che costituiscono il cuore della sintomatologia autistica.



Proposta di un questionario per l’analisi di aspetti socio cognitivi e resilienza per le professioni di cura della disabilità intellettiva: uno studio preliminare

Tiziano Gomiero, Trento, Psicopedagogista, ANFFAS Trentino Onlus.

Chiara Meneghetti, Padova, Psicologa, svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova. Si occupa dello studio dei processi di comprensione e memorizzazione e dell’analisi delle differenze individuali.

Rossana De Beni, Padova, Professore ordinario presso l’Università di Padova. Si occupa dello studio dei processi cognitivi e metacognitivi in relazione alle differenze individuali. Insegna Psicologia dell’Invecchiamento, Psicologia Generale e Psicologia della Personalità.

Lo scopo di questa ricerca è stato quello di predisporre uno strumento per la rilevazione degli aspetti socio-cognitivi degli operatori che operano con persone con grave disabilità e di individuare quali di questi aspetti sono maggiormente in relazione con alcuni indici lavorativi. Gli aspetti socio-cognitivi presi in esame sono: autoregolazione, stile attributivo, convinzioni sul sé (teoria e fiducia nella propria intelligenza e personalità, obiettivi di competenza nel lavoro, percezione di abilità) e autoefficacia percepita (collettiva e personale). Gli indici lavorativi considerati sono i giorni di assenza dal lavoro per malattia, retribuzione mensile, tempo per la formazione professionale, turn-over, lo stress e il burnout lavorativo. E’ stato predisposto uno strumento di 117 item somministrato a 30 operatori occupati in servizi della Provincia di Trento. I risultati hanno evidenziato che complessivamente le aree dello strumento presentano buone caratteristiche psicometriche e l’analisi della relazione tra aspetti socio-cognitivi e indici lavorativi ha evidenziato che la percezione di scelta, l’autoregolazione e lo stile attributivo sono in relazione significativa con lo stress, il burnout, i giorni di assenza per malattia e le esperienze lavorative precedenti. Le analisi hanno consentito di identificare il livello di bontà degli item per poter predisporre una versione più breve del questionario.