Numero 02/2007

Numero 07/2007 - completo

Sezione formazione

Integrazione lavorativa: dalla formazione in situazione al mantenimento dell’occupazione. Funzionalità ed efficacia di un modello
Carlo Dalmonego, psicologo, coordinatore dei tirocini di Anffas Trentino Onlus
Linda Pizzo, sociologa, responsabile del Servizio Inserimento Lavorativo di Anffas Trentino Onlus

L’inserimento lavorativo rappresenta l’ultima sfida al difficile percorso di integrazione sociale delle persone con handicap. L’introduzione della legge 68/99 ha favorito l’ingresso dei disabili nel mondo del lavoro e ha implicato il rinnovamento delle prassi di intervento da parte dei servizi.
Tra le metodologie più efficaci la formazione in situazione è risultata l’unico strumento in grado di sviluppare le competenze trasversali necessarie a conquistare e mantenere un’occupazione. Contemporaneamente, è emersa in letteratura la necessità dei servizi di strutturarsi secondo una logica di rete per meglio supportare l’utente.
Nel presente contributo viene descritto il Servizio d’Inserimento Lavorativo di Anffas Trentino Onlus. Il percorso proposto comprende una parte formativa in situazione caratterizzata dai tirocini formativi in azienda ed una parte di accompagnamento e mantenimento del posto di lavoro sviluppato attraverso il lavoro svolto dal manager di rete, figura che sostiene l’intricata trama di soggetti coinvolti nell’inserimento lavorativo dell’utente.

L’imprescindibile ruolo della scuola nel processo d’integrazione, a tutti i livelli, del disabile:
L’esempio che fa storia e modello

Francesca Pedullà, Roma, laureata in scienze della comunicazione, collabora con alcune testate giornalistiche a carattere regionale e locale.

L’articolo è volto all’approfondimento, attraverso un’attenta analisi di ricerca manualistica ed esperienziale, del percorso d’integrazione nel mondo adulto del soggetto che riporta disabilità psichica. Nello specifico, ho preso si propone una riflessione circa l’importanza del ruolo di formazione e mediazione “giocato” dalla scuola, a partire dalla tipologia di approccio che tale ambiente propone al disabile, quindi dalla modalità di relazionarsi -della scuola in senso ampio-, ad una realtà profondamente complessa quale, appunto, quella del disabilità. Da qui la volontà di sottolineare la centralità delle dinamiche di rapporto suddette attraverso un’esperienza tanto lontana nel tempo quanto importante da far storia; tanto vicina per l’attualità quanto “efficace” da far modello: l’avventura educativa di Adriano Milani Comparetti.

Il contributo dell’approccio narrativo in Pedagogia Speciale
Stefania Perozzi, San Benedetto del Tronto (AN), Educatore Professionale, dal 2004 lavora presso una cooperativa sociale in qualità di educatrice nell’area dell’handicap, dei minori e del disagio mentale.

Questo articolo si propone di riflettere sulle ragioni dell’importanza delle pratiche narrative e sugli effetti delle applicazioni del metodo autobiografico in educazione, impiegato come tecnica che, attraverso il racconto o la scrittura, consente una ricomposizione e ricostruzione della propria storia di vita o di parte di essa. Partendo dall’analisi dei presupposti teorici dell’approccio autobiografico e considerando il punto di vista di alcuni studiosi, sarà possibile conoscere le caratteristiche di tale pratica e le tesi esposte a suo favore. Poi, grazie ad una più specifica trattazione del metodo autobiografico, verranno passate in rassegna le caratteristiche dell’autobiografia e il modo in cui può essere intesa come cura e come relazione d’aiuto nei confronti di persone che, a causa di un deficit, si trovano in condizioni di particolare disagio.