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Numero 02/2007

Numero 07/2007 - completo

Editoriale

Cercando una matrice comune – l’identificazione di un pensiero trasversale – agli articoli proposti in questo numero si evidenzia una particolare attenzione all’intersoggettività o comunque agli aspetti interazionali: una prospettiva a carattere complesso in cui rappresentare e documentare storie cliniche, percorsi educativi, modelli applicati.
Una prospettiva estesa e ramificata, nella quale far confluire i fenomeni di comprensione dei bisogni correlati alla disabilità: l’essere - con, il contesto, lo sfondo integratore, i processi reticolari, l’ottica sistemica sono alcuni dei termini – chiave che possiamo cogliere nei testi presentati e che permettono di evidenziare una certa omogeneità, sia pur affrontata su tematiche e ambiti differenti.
Ciò a partire da Anzieu, e dal suo efficace paradigma relativo all’ “Io – pelle” ripreso da Ferrari in relazione al corpo che abita lo spazio e si relaziona ad esso in forma di comunicazione;l’esperienza diretta e la trattazione esemplificativa di frammenti di trattamento rendono comprensibile il percorso condiviso con una utente di particolare complessità.
Si prosegue poi, nella Sezione Formazione, verso il contesto-scuola o il contesto-lavoro intesi anch’essi nelle loro funzioni di attivatori esperienziali; Pedullà nel primo caso, Dalmonego e Pizzo nel secondo, offrono un’ampia riflessione sui percorsi dell’integrazione passando dalla metodologia e dalla prassi alla formazione dell’esperienza soggettiva e dell’attribuzione di senso alla realtà. Su un discorso – quello scolastico e relativo alla pedagogia speciale – che non si esaurisce negli anni ponendo le istituzioni scolastiche nella necessità del pensiero permanente ( non episodico, non saltuario, non relativo all’eccezionalità) sulla disabilità psicofisica, si innesta più recentemente il tema dell’integrazione lavorativa: il sostegno legislativo della L. 68/99 indica l’attenzione posta dalle organizzazioni verso le forme di apprendimento “in situazione” e l’evoluzione delle teorie della conoscenza “esperita”, praticata, costruita-con.
Perozzi, nel suo lavoro relativo all’approccio narrativo, definisce ulteriormente i termini della comunicazione come costruzione di un senso condiviso, in un “paradigma ecositemico” in cui l’educatore professionale si può collocare:anche in questo caso, pertanto, l’accento viene posto sulla narrazione autobiografica quale strumento verso la reciprocità, il dialogo, il rispecchiamento.
Lo stesso lavoro conclusivo di Anna Marozzi, nella sezione contributi familiari, propone la visione non esclusiva relativamente al soggetto disabile, ma inclusiva di una serie di fattori familiari, in una rete dinamica di ricollocazione (di ruolo, di pensiero, di visione) in cui i membri della famiglia si pongono.
Più specifico, per ambito e impostazione, come la stessa sezione Ricerca impone, risulta essere il lavoro di Gabriella Dibattista: il confronto tra Sindrome di Down e Sindrome di Williams relativamente ai pattern cognitivi indaga e effettua comparazioni rispetto alle abilità di memoria a lungo termine e all’apprendimento esplicito e implicito. La concretezza della trattazione e l’efficacia delle conclusioni permettono di ipotizzare percorsi educativi con un più elevato grado di consapevolezza, consentendo inoltre di evidenziare le peculiarità delle forme di apprendimento.
Ci auguriamo quindi di poter offrire, anche in questo numero, una lettura interessante e utile.