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Numero 02/2006

Numero 02/2006 - completo

Editoriale

Riteniamo che risulti stimolante aprire il volume della rivista con un’esperienza, presentata da Donato Testoni, orientata alla scrittura creativa: ci sembra interessante poter riservare attenzione a quello “stile” d’intervento che permette di attivare, nel disabile psicofisico, la produzione soggettiva nell’approccio alla realtà, la sua trasformazione o connotazione attraverso la risonanza emotiva.
L’alternanza tra la funzione metafisica del linguaggio poetico, con cui sono stati sollecitati i ragazzi descritti dall’autore, e il pensiero concreto o, in modo estremo, la parola paurosa gettata via come se fosse la paura stessa, esprime tutta l’ampiezza del lavoro possibile attorno a questa modalità di lavoro: nel testo si avverte una motivazione e una fantasia propria anche degli educatori, capaci - creativamente - di coniugare Rodari e Zeffirelli con Dolto e Watzlawick.
La sezione ricerca propone due approfondimenti, curati sul piano del rigore metodologico, su altri due estremi: l’età evolutiva, con il lavoro di Sangalli sull’apprendimento della lettoscrittura, e gli anziani (sindrome di Down e in generale disabilità intellettiva) con l’articolo di Gomiero e la collaborazione di De Vreese e Mantesso all’interno delle attività di ANFFAS TRENTINO.
L’aspetto specialistico degli interventi descritti va in direzione di un tipo di formazione specifica, anche settorializzata, orientata al pragmatismo e all’identificazione di problematiche emergenti, come nel caso dell’invecchiamento e dei problemi correlati.
Il terzo lavoro della sezione considera a sua volta il comportamento adattivo misurato in disabili psicofisici inseriti in attività sociali (gruppi scout), analizzando la correlazione tra tipo di sollecitazione-contesto e alcune aree dello sviluppo. Anche il lavoro di Francesca Emili permette quindi di considerare con attenzione l’attivazione possibile in contesti ad approccio educativo diffuso, come può essere un gruppo di ragazzi scout, anziché focalizzato.
Nella sezione formazione vengono affrontati come di consueto argomenti di ampio respiro, trattati nella veste della sollecitazione culturale e della sensibilizzazione: nel processo di acquisizione di titolarità sociale, di appartenenza, di espressione della soggettività, come da tendenze di promozione dell’universo della disabilità, si propone in primo luogo l’argomento relativo all’inserimento lavorativo. Lo sforzo di indirizzo specifico dei contesti socio-riabilitativi, volto spesso alla maturazione di competenze occupazionali o lavorative, viene analizzato sia sul fronte normativo come su quello metodologico, individuando riferimenti giuridici e buone prassi funzionali agli inserimenti nel mondo del lavoro.
Nel secondo caso, secondo una linea di riflessione che investe un ambito limitrofo alla disabilità psicofisica, viene presentata un’ampia argomentazione sul tema dello sviluppo dell’identità personale in presenza di una compromissione motoria: la corporeità nel bambino, quando connotata attraverso la percezione della disabilità, sembra originare uno schema interazionale complesso, dall’accudimento primario al rispecchiamento sociale, con marcate ripercussioni nello sviluppo del Sé. La centratura dell’articolo sulla dimensione femminile intellettivamente normodotata ci porta a sollecitare l’autrice ad una prosecuzione tematica considerando sia la possibile autopercezione in soggetti con disabilità intellettiva sia una rilettura “al maschile” del medesimo argomento, suffragando o meno la tesi della specificità di genere (“al femminile”) dei contenuti dell’articolo o accettandone una visione più sovrastrutturale e paradigmatica dell’identità, dell’essere-nel-mondo attraverso un corpo danneggiato o menomato.
La pubblicazione si chiude, come da abitudine, con l’attenzione rivolta alle famiglie e alle dinamiche correlate: Salvatore Capodieci, dopo averci condotto nell’esplorazione dei rapporti fraterni in un suo ampio precedente lavoro (“Fratelli & sorelle. Caino e Abele o Hansel e Gretel?”, 2003) ripercorre i modelli interpretativi degli schemi interazionali tra fratelli in presenza di un membro disabile.
L’autore si muove tra riferimenti al mondo della ricerca sull’argomento, con un’ampia documentazione, e testimonianze derivate dall’esperienza clinica, identificando i complessi processi di strutturazione del legame e il suo sviluppo nel corso delle diverse fasi della vita, ognuna delle quali connotata da possibili rielaborazioni dinamiche dell’interazione.
Si augura quindi una buona lettura.