Numero 02/2004

Numero 02/2004 - completo

Sezione formazione

Dalla diagnosi funzionale al progetto educativo in individui con grave disabilità psicofisica.

Tosin Michele, Trento, insegnante, pedagogista e formatore.

L’azione educativa ha bisogno di impianti teorici, logiche e strutture per essere efficace e per portare a dei risultati apprezzabili. Gli interventi su persone con gravi disabilità psicofisiche rappresentano sempre un impegnativo banco di prova sia per le teorie che per le équipe e per i singoli specialisti coinvolti nell’azione diagnostica e progettuale. Attraverso una serie di riflessioni sui momenti della progettazione educativa ho voluto presentare anche dei riferimenti teorici che ci sono sembrati interessanti e che fanno riferimento alla teoria semantica della persona.

Riflessioni sulla validità dell’intervento arte-terapeutico.

Boni Manuela, Trento, esperta di arti visive applicate, laureata in psicologia clinica e di comunità, socia dell’associazione Psicologi per i Popoli.

Partendo da un’attenta critica rivolta a chi tuttora propone l’equivalenza tra genio e follia e a chi afferma che l’arte, intesa con connotazione estetica, sia di per sè terapeutica, viene qui analizzata l’arte-terapia, cercando di porla innanzitutto in un rapporto di equilibrio tra l’arte ufficiale, riconosciuta dalla critica, e le produzioni realizzate in contesti clinici, riabilitativi ed educativi impegnati nella promozione della salute. In ambito clinico e riabilitativo la pratica arte-terapeutica si sta dimostrando un valido strumento da affiancare alle terapie verbali, ed in particolare si dimostra in grado di offrire uno spazio dove il disagio può essere comunicato, anche senza la momentanea capacità della persona di darne una forma identificabile, e successivamente può essere elaborato. Nella proposta di un percorso arteterapeutico però, una particolare attenzione deve essere rivolta alle metodologie di valutazione dell’efficacia del trattamento, scale cliniche, griglie di osservazione che, spesso non conosciute, favorirebbero invece analisi critiche in grado di offrire spunti e riflessioni indispensabili.

Modelli interpretativi del disturbo autistico.

Coppola Aurora, Rovereto (TN), psicologa.

Il quadro clinico caratteristico della sindrome autistica si è prestato nel corso degli anni a molteplici tentativi di interpretazione teorica volti alla comprensione delle peculiarità comportamentali del bambino autistico. Dopo un breve riferimento alle origini del concetto di autismo nell’opera di Kanner, appare utile, pertanto, una rassegna dei principali modelli teorici sviluppatisi soprattutto in ambito psicodinamico e cognitivo. L’intento è quello di una rivisitazione dei principali modelli che hanno influenzato l’odierna concezione di autismo costituendo delle tappe significative verso l’attuale comprensione. È interessante notare come si è passati gradualmente dalla concezione di un’eziologia psicogenetica alla contemplazione di un danno organico e come questo sia stato messo in rapporto a particolari pattern interattivi e ai sintomi comportamentali.