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Numero 01/2010

Sezione ricerca

La misura dello stress nelle professioni di cura.

Validazione italiana della scala Health Professions Stress Inventory

 

 

Tiziano Gomiero, Belluno, Pedagogista e Psicologo, referente di una decina di strutture diurne e residenziali per la Disabilità Intellettiva in diversi comprensori della provincia di Trento, responsabile progetto DAD© (Down Alzheimer Dementia) di ANFFAS Trentino Onlus.

 

Lo scopo del presente articolo è quello di presentare la validazione psicometrica italiana della scala Health Professions Stress Inventory (HPSI) (Wolfgang, 1988), un questionario volto all’individuazione di una misura dello stress, in modo da verificare, in un ambito di professioni di cura variegato che comprende medici, psicologi, infermieri, educatori, terapisti e operatori socio-assistenziali, l’attendibilità e consistenza interna di questo strumento.

Il campione sul quale è stato testato il questionario è composto da 100 soggetti di diverse organizzazioni e strutture del Veneto e del Trentino.

I risultati confermano la validità statistica dello strumento sia a livello di consistenza interna che di costrutto.

Oltre alla descrizione del metodo utilizzato, dello strumento e dei risultati psicometrici ottenuti, si riportano alcune analisi relative alla significatività dei punteggi riscontrati e gli stessi dati sono stati analizzati, infine, con uno strumento di analisi ANNs (Artificial Neural Networks). Tale strumento consente, con un approccio totalmente innovativo, di re-disegnare la struttura dei fattori implicati nell’analisi delle variabili che indagano un ambito così complesso come quello dello stress nel care giving.

 

 

 

Prospettive terapeutiche per l'apprendimento di attività nuove in bambini affetti da

disturbo generalizzato dello sviluppo

Diego Avon, Treviso, laureato in Terapia della Neuro e psicomotricità dell'età evolutiva presso l'Università degli studi di Padova.

 

L’obiettivo del presente lavoro di ricerca consiste nella valutazionedell’apprendimento di attività nuove da parte di bambini affetti da Disturbo Generalizzato dello Sviluppo in due differenti contesti terapeutici: l’intervento psicoeducativo e la terapia psicomotoria. Consapevoli degli inevitabili limiti di un impianto sperimentale applicato alla clinica, abbiamo voluto indagare eventuali differenze di efficacia tra i due approcci nel favorire il processo di apprendimento di nuove attività durante un periodo di trattamento di 8 sedute consecutive. Abbiamo costruito una scala valutativa che misura come parametro principale l’autonomia del bambino nell’esecuzione e nel completamento delle attività proposte. Premessa la prudenza con cui vanno interpretati i risultati statistici, è stata rilevata l’efficacia di entrambi i trattamenti nel raggiungere gli obiettivi stabiliti: i bambini di ambedue i gruppi hanno mostrato progressi nell’apprendimento e miglioramenti nell’autonomia. Un incremento iniziale più rapido delle valutazioni nei bambini sottoposti all’intervento psicoeducativo suggerisce un possibile effetto più immediato sull’apprendimento da parte di questo approccio. La successiva analisi individuale del processo di apprendimento ha permesso di individuare ritmi e modalità personali nell’acquisizione delle competenze e di determinare in quali prove i bambini sono diventati più facilmente autonomi o hanno incontrato maggiori difficoltà.