Numero 01/2009

Sezione formazione

Competenze e intervento psicomotorio nell’ambito della presa in carico globale dei bambini con paralisi cerebrale infantile

Eleonora Dardano, Sellia Marina (CZ), terapista delle neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

La riabilitazione in età evolutiva è un processo complesso, teso a promuovere nel bambino e nella sua famiglia la miglior qualità di vita possibile; essa si interessa dell’individuo nella sua globalità fisica, mentale, affettiva, comunicativa e relazionale, coinvolgendo il suo contesto familiare, sociale e ambientale. L’elaborazione di un progetto riabilitativo individuale implica un percorso sanitario e sociale che, coinvolge la famiglia e diversi operatori per tutto l’arco dell’età evolutiva deve prevedere un medico responsabile e coordinatore, deve tenere conto in modo globale di tutti i bisogni del bambino e della sua famiglia oltre che della disabilità nelle diverse aree funzionali e delle abilità residue; definisce la prognosi di sviluppo, individua gli obiettivi e i programmi riabilitativi specifici, definisce il ruolo dell’équipe riabilitativa e delle competenza necessarie per il raggiungimento degli obiettivi, viene discusso e comunicato ai familiari e a tutti i componenti dell’équipe ed è aggiornato periodicamente. L’approccio riabilitativo di tipo olistico ed ecologico implica una collaborazione continua e prolungata nel tempo fra operatori della riabilitazione e famiglia. Il gruppo di lavoro deve essere composto da personale specializzato (medici, psicologi, terapisti, psicomotricisti, infermieri, etc.), deve essere numericamente adeguato al bambino in carico, operare con la famiglia, che deve poter disporre di sostegno psicologico, solidarietà sociale e agevolazione dei materiali, la scuola e le altre comunità infantili sono parte integrante del mondo del bambino e devono essere coinvolte nella riabilitazione. Elemento essenziale nel progetto riabilitativo è l’integrazione degli interventi, per evitare il rischio di frammentazione, che può provocare atteggiamenti di rifiuto da parte del bambino e quindi vanificare qualsiasi programma terapeutico.



La “stra-ordinarietà” sessuale delle persone con disabilità

Valentina Claudili, Roma, dopo aver svolto diverse esperienze nel mondo sociale e delle scuole ora lavora come psicologa in un asilo nido, formatrice nelle scuole medie inferiori e superiori e tutor d’aula dei corsi di formazione della Regione Lazio. Sta terminando gli studi per la professione della psicoterapia e dello psicodramma analitico individuale e di gruppo.

L’argomento principale di questo articolo è la sessualità delle persone disabili: la disabilità, imponendo di per sé una diversità personale e relazionale, rende inevitabile una critica e quindi una revisione di tutte le convenzioni sociali e culturali, favorendo una loro integrazione nell’unicità ed originalità tipica di ciascuna persona. Rispettare la diversità significa rendere più flessibili i rigidi schemi mentali che, talvolta, accompagnano il tema della sessualità e rendono difficile l’accettazione delle diverse sessualità che, invece, possono esistere.



Oltre il dolore, oltre la pena. Cinema e handicap, quattro diversi sguardi d’autore

Sara Panattoni, Lucca, laureata a Pisa in Cinema Teatro e Produzione Multimediale, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Interessata da sempre alle potenzialità sociali e comunicative delle arti, in particolare del video e del cinema, si occupa con il collettivo Lu_cia di organizzare rassegne, incontri e momenti di approfondimento culturale. Dopo l’esperienza all’interno del festival “VolterraTeatro” e la collaborazione con Ravenna Teatro - Teatro delle Albe, attualmente lavora come organizzatrice per la compagnia ALDES diretta dal coreografo Roberto Castello.

L’articolo indaga il binomio cinema-handicap attraverso l’analisi di quattro film: ‘Matti da slegare’ (di S. Agosti, M. Bellocchio, S. Petraglia, S. Rulli, 1975), ‘A proposito di sentimenti’ (di D. Segre, 1999), ‘Amleto...frammenti’ (di B. Bigoni, 1997) e ‘Miserere (Cantus)’ (di A. Matarazzo, 2005). Si tratta di prodotti audiovisivi molto lontani tra loro, si va dal film militante anni Settanta ad un videoclip artistico ricco di contaminazioni e suggestioni, ma che rispecchiano un sentire comune nei confronti della diversità. Gli autori, pur percorrendo strade formali distinte, sono mossi da un sentimento di rispetto e di onestà intellettuale nei confronti di situazioni solitamente oggetto di facile retorica. Testimoniando la contraddittorietà della società contemporanea senza preconcetti e pregiudizi, questi film attestano come il cinema possa diventare, oggi più che mai, un importante strumento di impegno civile, un mezzo per attivare coscienze e far riflettere.