Numero 01/2008

Sezione contributi famigliari e lavoro con la famiglia

 

Contagio psichico e handicap mentale

Angela Giordano, Ciriè (TO), laureata in Scienze dell’Educazione, indirizzo educatore professionale. Coordinatrice di progetti di inserimento lavorativo e di riabilitazione attraverso il lavoro per ragazzi diversamente abili nella cooperativa “Dalla stessa parte” di Ciriè (TO).

 L’argomento centrale dell’articolo di seguito elaborato verte sulla possibilità dell’innescarsi di un “contagio psichico” in quei nuclei familiari in cui uno dei figli presenti una disabilità mentale. In ambito psicanalitico e psicoterapeutico è infatti riconosciuta e dimostrata l’esistenza e la consistenza di tale dinamica in coloro che per parentela, legame affettivo o professionale, vivono in contatto con la sofferenza mentale e, in particolare modo, con la psicosi. Nell’approcciare tale tematica si intende capire se e con quali modalità sia corretto parlare di “contagio psichico” anche in riferimento all’handicap mentale. L’interesse per tale ipotesi nasce dall’aver osservato come in alcune famiglie aventi al loro interno un figlio con una disabilità mentale alcune distorsioni e alcune stereotipie del bambino si riscontrassero anche negli altri membri del medesimo nucleo familiare. Si è ritenuto necessario fermarsi ad approfondire il significato e la matrice teorica alla base dei due nuclei concettuali attorno ai quali ruota la riflessione: il contagio psichico e l’handicap mentale. Si è cercato di ricostruire l’excursus storico che ha portato alla nascita prima di tutto del concetto di “contagio psichico” che, introdotto in campo psicanalitico da Jung all’interno delle sue riflessioni sulle induzioni psicotiche, ha offerto la possibilità e lo stimolo per ricercare altre forme di “contaminazione” emotiva, tra cui l’empatia e il “contagio emotivo”.