Numero 01/2007

Numero 01/2007 - completo

Sezione formazione

Le caratteristiche del gioco nel disturbo autistico
Massimiliano Grillo, Roma, laureato in “Scienze e tecniche psicologiche nell’analisi dei disturbi cognitivi normali e patologici”, ha avuto un’esperienza come riabilitatore per circa un anno con bambini con disturbo autistico attraverso il metodo comportamentistico A.B.A. (metodo di Lovaas), è attualmente laureando specialista in “Diagnosi e Riabilitazione dei disturbi cognitivi” e sta svolgendo attività di tirocinio presso il reparto di Neuropsicologia dell’età evolutiva dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico “Santa Lucia” di Roma.

L’autismo è un disturbo che colpisce il normale sviluppo delle abilità sociali, comunicative e cognitive e comincia a manifestarsi prima dei 3 anni di età, ma non è solamente un disturbo dell’infanzia, infatti, proprio perché interessa il normale sviluppo delle abilità precedentemente descritte, non è una condizione statica ed i suoi sintomi cambiano con l’avanzare dell’età. Ogni individuo con disturbo autistico è differente da un altro con lo stesso disturbo, sia per il suo livello intellettivo e di linguaggio, sia per i suoi interessi e competenze, per questo si preferisce parlare di “spettro dei disturbi dell’autismo” (ASDs). Questo lavoro intende sottolineare la correlazione che esiste tra lo sviluppo delle normali abilità sociali e cognitive del bambino e la sua esposizione, per qualità e quantità, al gioco. Il gioco è, infatti, una componente importante per far sì che il bambino sviluppi gradualmente quelle competenze nella sfera sensoriale, imitativa, sociale, emotiva ed immaginativa, che sono indispensabili per l’interazione sociale con gli altri esseri umani nella vita adulta. Nell’autismo, per motivi ancora sconosciuti e dei quali esistono attualmente solo delle ipotesi, il normale sviluppo di queste competenze è colpito. Per questo motivo il gioco è un mezzo importante di cui possiamo servirci per intervenire dal punto di vista terapeutico su questo particolare disturbo e può essere utile anche ai fini della ricerca, per fare luce sulle cause che permettono l’instaurarsi di questa condizione.

Il sostegno alle disabilità
Alessandro Pizzo, Palermo, è laureato in Filosofia (2002) con una tesi sul rapporto tra la logica e le norme. Dopo la Specializzazione SISS ha conseguito la specializzazione aggiuntiva per le attività di sostegno (SISS 400 ore) nell’a.a. 2005 – 2006. E’ stato borsista presso l’Università di Helsinki nell’anno 2005. Attualmente è Dottorando di Ricerca in Filosofia (XVIII Ciclo) c/o Università degli Studi di Palermo ed è occupato professionalmente nella scuola.

Il presente scritto è un estratto della tesi di tirocinio per il corso SISS sostegno 400 ore discussa presso l’Università degli Studi di Palermo nell’a.a. 2005 – 2006. Dopo aver delineato il quadro concettuale dell’handicap e dopo l’esame delle sue principali cause, si analizza il ruolo dell’insegnante di sostegno, con particolare riferimento ai suoi strumenti di lavoro e alla sua funzione nel mondo della scuola.