Numero 01/2007

Numero 01/2007 - completo

Editoriale

Il primo numero 2007 offre in particolare una prospettiva di analisi enfatizzando, nei contributi proposti, le interazioni ad indirizzo socio – riabilitativo, la dimensione interpersonale, lo sviluppo di mediatori quali il gioco, lo sport, la musica: si evidenziano quindi gli elementi specifici del “tessuto connettivo” realizzabile per favorire la maturazione della persona e i processi di crescita in generale.
Senza cadere in possibili fraintendimenti legati all’espressione “diversamente abili” - in quanto censura o ambigua negazione delle difficoltà – l’articolo di apertura si spinge in una vasta riflessione attorno al mondo dello sport nei percorsi di integrazione sociale: piace l’enfasi posta sulla qualità della vita, sul tempo libero, sulla percezione di auto-efficacia, sul disabile come promotore di maturazione sociale a vantaggio della cultura dell’inclusione.
Marco Petrozzi, delineando inoltre le iniziative in essere e i confini del fenomeno, analizza la rilevanza sociale e mediatica riservata a tali eventi, in una prospettiva a più livelli dal soggetto – e dal suo mondo interno – alla comunità.
Una prospettiva, quella dell’integrazione e della condivisione, esplorata poi da Migliorati sia pur attraverso un diverso percorso: la musicoterapia come mediatore, definendone le peculiarità rispetto ai fenomeni comunicativi, allo spazio intersoggettivo, al vuoto in cui tentare di costruire una semiologia sensibile e attenta fino alla coesione del gruppo.
La sezione “ricerca” prosegue con un contributo di un gruppo di lavoro di ANFFAS TRENTINO ONLUS: Gomiero, De Vreese e Mantesso delineano le caratteristiche del caregiver attraverso una riflessione di vasta portata, sostenuta da un impianto concettuale e teorico (ricostruibile attraverso l’analisi della bibliografia su cui l’articolo è impostato, di cui può essere utile prendere visione prima di affrontare il testo) di spessore.
“ I caregiver mentono?” è la locuzione che introduce al confronto rispetto alle complesse dinamiche in cui la fenomenologia dell’assistito viene ricompresa: la rappresentazione della realtà, dai fenomeni manipolativi e trasformativi, alla stereotipizzazione, all’autoconvalida (le profezie che si autoadempiono già descritte da Rosenthal), viene analizzata sollecitando, come nell’intenzione degli Autori, una riflessione attorno alle categorie intepretative – o descrittive, su un altro livello logico – utilizzate.
Nella sezione “formazione” un primo lavoro interessa nuovamente – come spesso accade nelle pagine di Spazi e Modelli – il tema dell’autismo attraverso una disamina delle caratteristiche del gioco, cogliendone gli aspetti paradigmatici rispetto alle funzioni psichiche e socio – relazionali. L’analisi delle modalità di gioco nel bambino con autismo, attraverso la descrizione delle possibili peculiarità, introduce poi ai possibili interventi rappresentati negli studi dei casi.
Nel secondo lavoro vengono riepilogate le linee generali relative all’inserimento scolastico di disabili psicofisici, presentandone gli aspetti essenziali in termini di “cornice”: il ruolo del “sostegno”, e il concetto relativo (ampiamente dibattuto, rivisitato, contestato o valorizzato) vengono ripercorsi in una sintesi lineare.
L’ultima sezione, riservata al lavoro con le famiglie, affronta la descrizione del percorso evolutivo relativo a sessualità ed affettività in soggetti affetti da spina bifida, correlandone le tappe maturazionali alla presenza genitoriale.
Casella, Frantoi e Drigo offrono quindi una panoramica indiretta sulle principali fasi dello sviluppo, rapportato alla patologia specifica, e ai processi psichici che lo accompagnano.
Come sempre, auguriamo una buona lettura.