Numero 01/2006

Numero 01/2006 - completo

Sezione ricerca

La musicoterapia nei bambini sottoposti ad impianto cocleare.

Ferrari Giovanna, Padova, docente per l’integrazione scolastica, musicoterapeuta e docente di musicoterapia presso la Scuola di Musicoterapia di Padova affiliata all’Universitè Europeenne Jean Monnet di Bruxelles. Ha incarichi di docenza presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia per la Musicoterapia.

La tecnologia, attraverso l’impianto cocleare, ha permesso alla scienza medica di rendere “udibile”il suono, ma questo è verificabile sono in concomitanza di un particolare stato generale del soggetto al quale viene impiantato il dispositivo. Avere accesso al deficit, con un impianto cocleare, non significa poter modificare la situazione di handicap connaturato al deficit e, di conseguenza e a maggior ragione, di handicap indotto. Il lavoro presentato scaturisce dall’esperienza effettuata con soggetti dai 2 ai 28 anni, in fase di selezione e di riabilitazione I.C. e presenta come la MT possa facilitare questo processo di “riduzione dell’handicap”. Il lavoro descrive come la musicoterapia possa favorire la riabilitazione post impianto, in un’ottica terapeutica che non dimentichi il fatto che un preciso bambino prima della sua sordità porta in sé l’essere individuo con una personalità e con un’identità in costruzione, come tutti i suoi “simili seppur diversi”.

La riabilitazione equestre: benefici relazionali e psicologici.

Meriggi Stefania, Milano, psicologa, attualmente lavora presso l’Associazione City Angels Lombardia Onlus di Milano.

Il seguente articolo nasce da una ricerca della durata di circa un anno, condotta su un campione di bambini e ragazzi, con l’obiettivo iniziale di capire in che cosa consiste la Riabilitazione Equestre. Nel corso della ricerca, però, gli obiettivi si sono trasformati, è diventato importante capire e verificare se questo tipo di terapia porta a dei cambiamenti nei pazienti che vi si sottopongono. La capacità di interazione con gli altri sembra migliorare, l’ambiente costituito da animali e natura, infatti, stimola ed insegna ad interagire in modo migliore con l’ambiente circostante.

Eterovalutazione del dolore nel disabile grave portatore di polihandicap: l’esperienza del progetto DAMA.

Corona Massimo, Dirigente Medico USD DAMA Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano

Mantovani Angelo, Responsabile USD DAMA Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano

Ghelma Filippo, Coordinatore USD DAMA Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano

“L’uomo si porta dentro in forma di inquietudine l’eco cupa del dolore, che diventa ansia”.
Le persone con gravi disabilità intellettive e neuromotorie sono spesso incapaci di esprimersi verbalmente e soffrono due volte: una perché provano dolore, l’altra perché non lo possono comunicare. Per questo motivo è nato il Progetto DAMA all’Ospedale San Paolo di Milano: per cercare di dare una risposta ai bisogni delle persone disabili ed alle loro famiglie; per costruire un modello di accoglienza e di assistenza medica capace di ascoltare chi non ha voce; per iniziare a creare una nuova cultura dell’accoglienza stessa. Per questo motivo abbiamo sentito la necessità di dotarci di strumenti di valutazione clinica differenti, come la scala di eterovalutazione del dolore.

Sessualità e disabilità: una ricerca preliminare sull’educazione sessuale dei disabili mentali.

Puntin Stefania, Trieste, psicologa

La presente indagine intende descrivere il panorama attuale in alcuni servizi per la disabilità mentale, relativamente al tema della sessualità. Un questionario ha raccolto i pareri e gli atteggiamenti di professionisti che operano in strutture del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia al fine di valutare il livello del dibattito, di attenzione e preparazione nell’ambito della sessualità delle persone disabili.

La soddisfazione personale, la qualità della vita e il burnout negli operatori sociosanitari della disabilità.

Liut Silvia, psicologa, lavora come educatrice nel settore della disabilità.

I concetti di benessere, di soddisfazione personale e di qualità della vita incidono profondamente nella vita lavorativa di ogni persona; infatti più una persona è soddisfatta e realizzata del proprio lavoro, della propria vita e del proprio ambiente sociale e meno corre il rischio di sviluppare dei sentimenti di derealizzazione e di depersonalizzazione, emozioni fondanti l’insorgenza del fenomeno del burnout. La prima parte del lavoro è indirizzata a definire i concetti fondamentali di qualità della vita, di stress e di burnout.
Il lavoro di ricerca che verrà presentato di seguito è stato svolto in alcuni servizi socio-sanitari per la disabilità presenti nel territorio udinese. Lo scopo del lavoro è quello di osservare, attraverso l’utilizzo del questionario “Lavorare con persone disabili”, a cura di Salvatore Soresi e Laura Nota, quanto gli operatori che lavorano con differenti tipologie di disabilità (di tipo cognitivo e motorio) presentano indici di soddisfazione o di insoddisfazione al contesto lavorativo in cui sono inseriti; sono state, inoltre, prese in considerazione le variabili legate all’anzianità lavorativa ed al titolo di studio conseguito dagli operatori. I risultati emersi dalla ricerca sembrano confermare l’ipotesi iniziale che gli operatori che presentano livelli di bassa autoefficacia e qualità della vita presentano indici più alti di burnout rispetto agli altri dipendenti delle strutture e quindi sono più portati a sviluppare dei sentimenti di derealizzazione lavorativa e depersonalizzazione.