Numero 01/2006

Numero 01/2006 - completo

Editoriale del direttore dott. Luca Degasperi

Il primo numero di Spazi e Modelli 2006 fa risaltare in maniera ancora più evidente la connotazione multiprospettica che la rivista si è data, considerando gli ambiti di intervento di settore come un universo di riferimenti culturali.
Un particolare risalto è stato dato, quale filo conduttore dei diversi articoli, ai modelli in metodologia, ossia al punto di correlazione tra i riferimenti teorici generali e la loro traduzione (pragmatica e operativa) nell’intervento.
Ciò per curare l’utilizzo dei contenuti proposti in concrete applicazioni.
Attraverso tale chiave di lettura, la rivista si apre con una proposta relativa alla promozione e alla gestione funzionale del volontariato: l’esperienza di Anffas Trentino ha visto la realizzazione di un progetto significativo per l’analisi su cui si fonda e per l’ampiezza degli obiettivi posti, sottolineando specialmente gli aspetti culturali e valoriali di una comunità solidale e orientata al sostegno reciproco per delineare poi la metodologia organizzativa sviluppata nel progetto “Liberamente Insieme”. L’articolo risulta particolarmente ampio in quanto riassuntivo di un percorso curato e sviluppato in più direzioni, ponendosi quindi come sintesi di un’esperienza globale.
La Sezione Esperienze prosegue con una trattazione relativa all’applicazione della musicoterapia per soggetti audiolesi, utilizzando quindi un codice per la comunicazione verso la riabilitazione dell’espressività e dello spazio interpersonale con il musicoterapeuta. La descrizione di un caso esprime l’attenzione che l’Autrice dedica all’universo emozionale favorito da un setting ”non prescrittivo” ma in grado di accogliere le manifestazioni spontanee che la persona via via porta ed esprime. L’aspetto relazionale, così reso prevalente, viene evidenziato con cura e con una descrizione articolata.
Si prosegue poi con l’ambito metodologico proponendo l’articolo di Meriggi sul tema della riabilitazione equestre: attraverso il resoconto di una ricerca in merito, vengono evidenziati i riscontri relativi alle principali fasi di ogni seduta, discutendo l’analisi del comportamento del bambino ed offrendo con ciò un criterio di valutazione dell’interazione con il terapeuta, con il conduttore e gli altri attori. L’aspetto relativo al metodo offre quindi lo spunto per curare, anche nell’ambito specifico della disabilità, l’osservazione guidata e la valutazione di efficacia che ne può derivare.
Nella Sezione Ricerca vengono proposti tre diversi argomenti: nel primo caso un progetto dell’Ospedale San Paolo di Milano viene delineato da Corona, Mantovani e Ghelma in riferimento alla comunicazione del dolore percepito nel grave disabile intellettivo e alla capacità interpretativa necessaria nel medico o nell’operatore per superare il deficit espressivo: nasce in tale contesto una griglia funzionale all’eterovalutazione del dolore, alla metodologia di somministrazione e di comprensione dei risultati.
Nel secondo caso Stefania Puntin analizza l’ambito della sessualità relativamente a persone con disabilità psicofisica, affrontando un argomento di sicura attualità ed interesse sia per i servizi sia per le famiglie.
Nel terzo caso si affronta una prospettiva sull’organizzazione e il personale in servizio indagando il fenomeno del burnout, il suo inquadramento teorico nei modelli di analisi e le correlazioni possibili rispetto all’area dell’identità professionale.
Nella Sezione Formazione il lavoro di Cascia stimola la riflessione attorno alla costruzione dell’ambiente come fattore rilevante nella psicologia della persona, considerando l’utente disabile in una possibile cornice spaziale funzionale ai bisogni psicologici espressi e alla qualità di una ristrutturazione consapevole degli ambienti di vita. In particolare i servizi residenziali possono riferirsi a tale approccio considerandone gli aspetti determinanti non solo rispetto al benessere della persona ma anche alla sua vita psichica in generale.
In conclusione, come di consueto, la sezione riferita alle famiglie presenta, con il lavoro di Furlani, un’esperienza relativa ad una organizzazione per disabili psicofisici: in essa è stato compiuto un percorso di sensibilizzazione interna e di promozione dei canali di interlocuzione con i familiari degli utenti attraverso la formazione mirata del personale. Tale argomento, di particolare rilevanza per chi opera specialmente nei contesti residenziali, ci auguriamo possa stimolare il confronto, che Spazi e Modelli ospiterà volentieri, sulle modalità di rapporto tra organizzazioni e famiglie.
Auguriamo pertanto buona lettura.